venerdì 13 febbraio 2015

RECENSIONE: recensione del (già) Cons. Ulpiano Morcavallo alla monografia di Gabriele Pepe "La primazia negli organi collegiali pubblici".


RECENSIONE:
 recensione del 
(già) Cons. Ulpiano Morcavallo 
alla monografia di Gabriele Pepe 
"La primazia negli organi collegiali pubblici".



E' un onore ospitare sull'umile blog de "L'amministrativista 2.0" la recensione del già Cons. della Corte di Cassazione, ed attuale Collega ("si licet parva componere magnis"), Ulpiano Morcavallo, alla monografia "La primazia negli organi collegiali pubblici" di Gabriele Pepe, ricercatore di Diritto amministrativo, Collega ed amico.

La monografia, interamente scaricabile cliccando QUI, era già stata pubblicata sul blog come "regalo" natalizio.
Buona lettura.


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Il volume di Gabriele Pepe “La primazia negli organi collegiali pubblici” si segnala come opera utile ed interessante in ordine alla tematica della natura e dei limiti della funzione presidenziale all’interno di organi collegiali nel diritto pubblico.
L’approccio è quello di una accezione moderna di tale funzione, quale si deve alla ricognizione operata da Massimo Severo Giannini, sì che l’incidenza del ruolo presidenziale viene studiata (invero, con rigore storico e con ampiezza di riferimenti di dottrina)  in relazione a quella ampia gamma di fattispecie che, sottraendosi alla rigida e vincolante auctoritas  del presidente, comprende situazioni di rilevante o affievolita sua influenza nella decisione collegiale, sino alla mera attività di impulso, direzione esterna e ricognizione della decisione (storicamente propria, in realtà, degli ordinamenti di common law, specialmente nell’ambito di organismi giudiziali e di tribunali o giurie a composizione popolare).
Ne consegue un percorso variegato, che incontra ed esamina casi di funzionamento puramente paritario, ma anche di patologica disfunzione, in termini di preponderanza della funzione presidenziale in ragione di regole frammentarie, o carenti, o talora sovrabbondanti, ovvero di prassi distorte, o infine di interpretazioni divergenti.
L’opera ci mostra, dunque, nella sua concretezza, il pericolo, pure tradizionalmente trascurato, della possibile crisi del principio di maggioranza, che governa, in un ordinamento rigidamente fondato sul criterio di rappresentanza, gli organismi pubblici a composizione collegiale. Si configurano allora rimedi, a volte per iniziativa dello stesso Legislatore, tendenti a garantire la c.d. equiordinazione dei componenti, ovvero a snellire la funzione collegiale mediante previsione di decisioni monocratiche in materie determinate, o deleghe specifiche a singoli funzionari per attività istruttorie e procedimentali.
Ne deriva un quadro di eterogenea modalità di funzionamento, nel quale tuttavia è conservata la valenza del criterio generale di collegialità e di funzione garantistica e d’impulso del presidente dell’organo.
E’ questo il filo conduttore dell’opera, che tende da un lato a rivelare le “zone grigie”, e soprattutto i punti di sconfinamento della posizione di primus inter pares, e dall’altro a riconoscere la “tenuta” del sistema, e forse anche la sua inevitabilità in ragione del rischio insito nella adozione di meccanismi diversi, specialmente per organi collegiali di dimensioni consistenti  (per es. il criterio c.d. del consenso, che richiede per l’approvazione dell’atto collegiale la unanimità dei voti; o il criterio c.d. della delega diffusa, che demanda la decisione collegiale ad una composizione ristretta od a singoli componenti).
La ricerca, così operata, può anche essere considerata alla stregua di un osservatorio relativamente rassicurante (con riferimento alla conclusione di generale funzionamento del criterio della “primazia”), ma, allo stesso tempo, essa contiene un diffuso rilievo con riguardo alla necessità di garantire, nella maggior parte dei casi e comunque nelle ipotesi più rilevanti, il necessario equilibrio del sistema di collegialità; un rilievo che, in tempi di riforme profonde, che interessano gli stessi assetti costituzionali dell’ordinamento, acquista il significato di un avvertimento, sebbene espresso in termini di analisi e di ricognizione scientifica.

Ulpiano Morcavallo


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